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Letture
di Edoardo Siravo -
omaggio musicale dell'Ensemble Imago Vocis Traduce Olga Fernando
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Lunedì
23 luglio 2007 - ore 21.15
Formia, Centro CONI, via Appia L. Napoli 7
Due
testimonianze d'impegno cosmopolita: un importante scrittore e una
giornalista di grande prestigio, "costruttori di ponti", ci guidano in
un viaggio fuori e dentro l'Iran, per comprendere le ragioni dell'altro.
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Ascolta
Farian Sabahi e Kader Abdolah ospiti di FAHRENHEIT
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Giornalista e
scrittrice, Farian
Sabahi
è considerata una delle voci più autorevoli sul
delicato rapporto tra Islam e Occidente. Di padre iraniano e
madre italiana, è nata e cresciuta in Italia; ha studiato
alla Bocconi di Milano e alla School of Oriental and African Studies di
Londra, dove ha conseguito il dottorato.
All’Università di Ginevra è stata
titolare del Corso sulla storia della Iran del ‘900.
attualmente insegna Islam e democrazia alla Facoltà di
Scienze Politiche dell’Università di Torino e al
Master in International Human Rights
dell’Università di Siena. È autrice di
numerosi saggi, tra cui Storia dell’Iran (Bruno
Mondadori) e Islam: l’identità inquieta
dell’Europa. Viaggio tra i musulmani dell’Occidente
(Il Saggiatore). È opinionista de La Stampa e consulente del
Tg1.
Il suo ultimo libro è Un’estate a Teheran (La
Terza). Un reportage nato per facilitare una nuova comprensione della
vita quotidiana in Iran. Realizzato con interviste, colloqui con gli
ayatollah, rappresentanti della società civile,
conversazioni occasionali in taxi.
Farian Sabahi traccia un ritratto di un Paese grande e complesso,
abitato da un popolo giovane (il 70% della popolazione ha meno di 35
anni) con desideri non troppo diversi da quelli degli
italiani… |
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Scrittore
iraniano di lingua nederlandese, Kader
Abdolah (pseudonimo di Hossein
Sadjadi Ghaemmaghami Farahani) nasce nel 1954 ad Arak in
Iran da una ricca e nobile famiglia persiana (il suo bisnonno
è stato primo ministro e scrittore famoso), è
figlio di un tessitore di tappeti sordomuto.
Giovane fisico, impegnato
fino al 1979 a combattere lo Scià, passa poi alla lotta
clandestina contro Komeini. Due sorelle incarcerate, un fratello ucciso
e la morte di tanti compagni del suo gruppo lo costringono a fuggire.
Proprio unendo i nomi di due di loro, Kader ed Abdolah, si inventa una
nuova identità che come rifugiato politico doveva per forza
cambiare.
“La
mia era una famiglia compatta contro lo Scià.
Komeini è riuscito a dividerla. Da un giorno
all’altro uno zio o un cugino diventavano spie. A scuola ai
bambini insegnavo a tener d’occhio i genitori.
Non ci si poteva fidare di nessuno.”
Verso la
metà degli anni ’80, seguendo
l’invito delle Nazioni Unite, arriva in Turchia dove vive due
anni in un campo profughi, e successivamente in Olanda come rifugiato
politico.
“La
vita ha deciso ed io ho obbedito.”
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Qui
impara la lingua studiandola per diciassette ore al
giorno.
“Quando
sono arrivato anch’io ero sordomuto, la
lingua olandese era fredda e umida, piatta come il Paese mentre io ero
abituato ad esprimermi con il terreno duro e secco della Persia. Dovevo
conquistarla, altrimenti sarei morto, divenne un’altra casa
in cui avevo la libertà di esprimermi, libero dalla censura
culturale, da una lingua persiana imbavagliata da anni di
dittatura.”
Ricomincia a scrivere, questa volta in nederlandese,
ricevendo premi come “una delle voci più originali
della letteratura nord-europea”. E con la prima raccolta di
racconti - Le aquile
- vince il premio per l’opera di esordio
più venduta in Olanda.
“Sono
arrivato da un Paese tradizionale pesantemente
religioso, in uno leggero verde e libero come l’Olanda. In
Patria tutto è proibito. In Olanda tutto è
permesso. Ho entrambi questi mondi dentro di me.”
Ha scelto di ripercorrere la sua storia personale e familiare nei suoi
libri. Il viaggio delle
bottiglie vuote è la ricerca che un esule
fa della propria identità attraverso un viaggio nel proprio
passato. L’esilio, lo spaesamento di uno straniero, lo sforzo
di trovare nuove radici in una Patria così dissimile dalla
sua e con i mezzi di una nuova lingua.
“Eravamo
precipitati da una cultura in cui tutto succedeva
dietro i veli e le tende ad una società seminuda”.
Il protagonista del suo romanzo dice: “Renè
il mio
vicino, dovevo accettarlo anche senza mutande”.
Scrittura
cuneiforme, grande saga dell’Iran perduto,
è la storia di un manoscritto che arriva in Olanda ad
Ismail, esule politico in forma anonima. E’ scritto in
caratteri cuneiformi e si tratta di un quaderno del padre nato
sordomuto, analfabeta e di professione riparatore di tappeti. Durante
le sue peregrinazioni tra le montagne ai confini con l’URSS,
Aga Akbar vi registra i suoi pensieri. E lo fa in una lingua
dimenticata ricopiata da una tavoletta rupestre risalente al Grande
Ciro, il re dei re. Decifrare questo testo sarà come
compiere un viaggio a ritroso che attraversa le oppressioni del Paese.
“Gli
Ayatollah ti fanno ammalare spiritualmente, ti
paralizzano dentro.”
Una storia bellissima scritta in una prosa struggente carica di
simboli, con la chiarezza di un idioma preso da adulto, il
nederlandese. Adolah/Ismail dice che scrive anche perché
è mosso da un senso di colpa per aver abbandonato i
compagni, la famiglia. Il padre è una delle figure
più riuscite della letteratura degli ultimi anni.
“Scrittura
cuneiforme è un ponte ed io vi invito
ad attraversarlo, a venire nei nostri villaggi, ad assaggiare il nostro
cibo, ascoltare le nostre poesie. Vi porto a casa mia, vi faccio
incontrare mio padre, mia madre, le mie sorelle, vi mostro la mia
eredità persiana. Prendo le pietre del passato e cerco di
fare un ponte tra la cultura europea e la nostra. In questo modo io
sono un costruttore di ponti.”
“Uso
antichi metodi di narrazione persiana e li mescolo allo
stile narrativo europeo creando qualcosa di nuovo.”
“Appena
potrò tornerò in Iran, posso
fare qualcosa per cambiare il mio Paese: sono un persiano che ha
assorbito la cultura olandese, quindi più ricco”.
Tema
ricorrente anche nell’ultimo libro - Ritratti e un vecchio
sogno - è il dovere di parlare per conto di chi
è
stato zittito per sempre dal Regime. È la storia di Davud,
giornalista persiano da molti anni esule in Olanda, in viaggio nel
Sudafrica dell’era post-apartheid dove, con due poetesse
olandesi, è stato invitato a tenere un ciclo di conferenze.
Il protagonista auspica che gli studenti iraniani possano finalmente
circolare e studiare liberamente come adesso accade ai giovani in
Sudafrica sogna per l’Iran un futuro di libertà,
di libertà di espressione, di separazione tra Stato e Chiesa.
Opinionista per un quotidiano olandese e anche attento osservatore
dell’attualità di entrambi i Paesi.
Il Paese che per primo ha concesso ai gay gli stessi diritti degli
eterosessuali, patria del sesso libero e della droga legale,
è ora lacerato dal conflitto tra religioni. Quanto bisogna
concedere per garantire la propria sicurezza? Un proverbio olandese
dice: “Quando due religioni dormono
nello stesso letto, il diavolo si sdraia nel mezzo”.
Intellettuale laico con le idee ben chiare sulle due culture a cui
ormai appartiene. Scrittore finissimo dotato di una prosa secca e
struggente molto amato e tradotto in tutta Europa conquista, affascina,
commuove come capita a pochi scrittori contemporanei. Il segreto
è anche in una scrittura in cui i mezzi e i fini si
congiungono.
“A
differenza di altri autori che non scrivono nella propria
lingua e non vivono più nel loro Paese di origine in Kader
Abdolah l’incontro tra le due culture appare decisamente
produttivo ed evidenzia quanto grande è l’apporto
che gli “altri” possono dare a noi europei
modificando le nostre strutture mentali e i nostri modi di scrivere, e
cioè di sentire” (Goffredo Fofi) |
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Edoardo
Siravo, attore e regista, è
nato a Roma nel 1957, ha recitato nelle compagnie teatrali
più rilevanti del panorama nazionale in oltre 120
spettacoli.
Ha lavorato anche nel cinema, nella lirica, in televisione e nel
doppiaggio come voce, tra gli altri, di G. Depardieu, C. Reeve e di J.
Irons. Docente di recitazione è uno dei volti televisivi
più noti.È direttore artistico del festival di
Volterra e della Compagnia Molise Teatro da lui fondata.
www.edoardosiravo.it
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