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Omaggio musicale di Elisabetta Antonini e Gabriele Coen
Mario Calabresi e Gianrico Carofiglio
Giovedì 28 luglio - ore 21.00
Gaeta - via Annunziata
Quartiere Medievale


La speranza nel futuro, i sogni, l’impegno civile, la responsabilità delle proprie scelte, la libertà individuale nelle riflessioni di due testimoni del nostro tempo, entrambi convinti del valore delle parole. È anche rispettando il loro significato che si vive un’esistenza autentica.

MARIO CALABRESI - nato a Milano nel 1970, ha studiato Storia e frequentato la scuola di giornalismo di Milano. Ha lavorato come cronista parlamentare all’agenzia Ansa, poi alla redazione politica di La Repubblica e successivamente a quella romana de La Stampa. Per il quotidiano torinese ha seguito dagli Stati Uniti gli avvenimenti dell’11 settembre. Tornato a la Repubblica nel 2002 come caporedattore centrale, è stato il corrispondente da New York del quotidiano. Dal 30 aprile 2009 è direttore de La Stampa. Ha vinto nel 2002 il Premio Angelo Rizzoli di giornalismo e nel 2003 quello intitolato a Carlo Casalegno. Nel 2007 in un libro meraviglioso e imperdibile, Spingendo la notte più in là, racconta la sua storia, che è quella di una famiglia italiana ferita dal terrorismo e di quanti sono rimasti fuori dalla memoria degli anni di piombo, l’esistenza delle “altre” vittime del terrorismo, dei figli e delle mogli di chi è stato ucciso. La storia della sua famiglia si intreccia così con quella di tanti altri (la figlia di Antonio Custra, di Luigi Marangoni, del figlio di Emilio Alessandrini) costretti all’improvviso ad affrontare, soli, una catastrofe privata, che deve appartenere a tutti noi. Ma è anche un libro di grande speranza, nella sua famiglia la voglia di vivere e l’amore per gli altri sono spesso riusciti a vincere l’odio e le divisioni che ancora oggi colpiscono il nostro Paese.

Nel 2009 pubblica La fortuna non esiste. E’ appena terminata, su Rai 3, la sua trasmissione in quattro puntate Hotel Patria, storie di passione, coraggio, amore, talento che hanno avuto un indice di gradimento altissimo da parte dei telespettatori.
E’ proprio il tema del suo ultimo libro, Cosa tiene accese le stelle – Storie di italiani che non hanno mai smesso di credere nel futuro, da settimane ai vertici delle classifiche di vendita
GIANRICO CAROFIGLIO - Nato a Bari nel 1961, magistrato, scrittore e parlamentare dal 2008, è uno degli autori più amati del nostro Paese. Dopo numerose pubblicazioni giuridiche, esordisce nel 2002 nella narrativa con Testimone inconsapevole, edito da Sellerio, libro pluripremiato con cui dà vita all’avvocato Guerrieri; seguono Ad occhi chiusi, Ragionevoli dubbi e Le perfezioni provvisorie, romanzi dei quali è disponibile anche la versione in audiolibro con la sua voce. Corrado Augias li definisce «i primi veri legal-thriller italiani». Con lo stesso editore pubblica il saggio L’arte del dubbio. Per la casa editrice Rizzoli ha pubblicato Il passato è una terra straniera, Premio Bancarella 2005, da cui è stato tratto l’omonimo film, la graphic novel Cacciatori nelle tenebre, con il fratello Francesco, e la raccolta di racconti  Non esiste saggezza. Nel 2008 scrive Né qui né altrove, primo romanzo nella storia della casa editrice Laterza. Di lui, sempre Corrado Augias dice: «è uno scrittore che ha il dono». Infatti, è uno dei pochissimi autori italiani a essere tradotto in tutto il mondo e i cui libri hanno superato, complessivamente, 4 milioni di copie vendute solo in Italia. 

La sua notevole creatività e la sua magnifica scrittura gli permettono di usare ogni registro narrativo per comporre un’opera letteraria in cui si avverte un unico filo conduttore. Per rintracciarlo sono sufficienti le sue stesse parole: «scrivere e leggere sono atti di partecipazione a un grande, sterminato dialogo collettivo». Il suo ultimo libro è La manomissione delle parole, una riflessione sul potere della lingua e sulle lingue del potere e della sopraffazione, attraverso l’analisi di cinque parole chiave del lessico civile: vergogna, giustizia, ribellione, scelta e bellezza
Elisabetta Antonini ELISABETTA ANTONINI - Cantante e band leader, arrangiatrice e compositrice, formatasi musicalmente sia negli Stati Uniti che in Europa con le figure di maggior spicco del jazz internazionale, ha al suo attivo esperienze musicali importanti con musicisti e formazioni d’eccezione tra cui  Kenny Wheeler, Paul McCandless, Vassilis Tsabropoulos, Andy Gravish, Fabrizio Bosso, Daniele Scannapieco, Max Ionata, Micheal Rosen, e molti altri, esibendosi in prestigiosi jazz club e teatri italiani e festivals.
Intensa interprete e abile improvvisatrice, ha impiegato la propria voce in numerose formazioni jazz sia tradizionali che di stampo più contemporaneo.
Molteplici i progetti al suo attivo di cui si apprezzano la raffinatezza degli arrangiamenti e l’eleganza delle composizioni, dal suo primo lavoro discografico Un minuto dopo, dedicato al jazz contemporaneo ed europeo con musiche e testi originali e presentato nelle note di copertina da Maria Pia De Vito, al recente Women Next Door, con Gaia Possenti, Federica Michisanti e Danielle Di Majo, un progetto tutto al femminile interamente dedicato al jazz degli ’50. riproposto con forza espressiva attraverso un programma di songs, di vere “perle del jazz”, in veste elegante e vagamente easy di quegli anni.
GABRIELE COEN - Sassofonista, clarinettista, compositore, Gabriele Coen si dedica da oltre quindici anni all’incontro tra jazz e musica etnica, in particolare mediterranea e est-europea, svolgendo un'intensa attività a livello nazionale e internazionale. E’ fondatore dei KlezRoym - la più nota formazione italiana dedita alla riattualizzazione del patrimonio musicale ebraico.
Gabriele Coen
Come compositore e interprete ha realizzato sigle televisive, commenti musicali  e  musiche  per  documentari  e  per  balletti nonché  numerose collaborazioni teatrali e musiche da film. Il suo ultimo lavoro con i Jewish Experience, Awakening, è uscito nel 2010 proprio per la prestigiosa etichetta Tzadik di John Zorn;  “onore” concesso per la prima volta a una band italiana che reinterpreta in chiave jazzistica il repertorio popolare ebraico attraverso brani klezmer e sefarditi, oltre a composizioni originali, amalgamando radici e contemporaneità con risultati di nuova e sofisticata concezione.
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